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Prima gli Osci, poi i Sanniti, infine i Romani a sancire in maniera indissolubile il legame tra il vino ed il territorio di Pontelatone. Un legame che ha visto trionfare sulle tavole dell’antica Roma il Trebulano, un vino apprezzato e spesso citato negli scritti di Plinio il Vecchio. Il terroir d’elezione era Trebula Baliniensis, località corrispondente all’attuale Treglia, dove sono in corso scavi archeologici per riportare alla luce le antiche terme e gli insediamenti connessi. Poi, grazie all’antica via Trebulana, attraverso Alife e la cinta preappenninica, il vino arrivava nella Grande Capitale del mondo conosciuto.

Ed oggi, dopo secoli e secoli di oblio, il vino dei Romani è tornato a vivere, grazie all’impegno ed alla testardaggine dei piccoli viticoltori della zona, che non hanno mai voluto abbandonarne la coltivazione del Casavecchia per varietà magari più facili e produttive.

I risultati raggiunti danno loro ragione, e promettono un futuro di nuovi, grandi successi.

Trebula, ecco le mura di un mito

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